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INDEX 2004

 

 

ETNOGRAFICO

 

 

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VISITA AL  MUSEO ETNOGRAFICO DI TEODONE  - OTTOBRE 2004 

in Trentino

Museo Etnografico di Teodone (Brunico)

Il Forno per il Pane
 

Il Mulino
 

 

Nella spianata è visibile anche un fienile e al primo come al secondo piano sono schierati veicoli di ogni genere e attrezzi per la lavorazione dei campi, per la preparazione dei prati in primavera fino alla trebbiatura nel tardo autunno. Il pezzo più bello visto nel fienile è senz'altro la grande trebbiatrice ( 1837 ) dal maso GrieBer della Valle Aurina. Su un asse verticale di circa sei metri di altezza e sessanta centimetri di diametro, ruora un grande disco dello spessore di cinquanta centimetri e del diametro di quattro metri. Di fianco a questi sono alloggiati in tre guide orizzontali sedici pestelli di legno lunghi due metri e molto ingrossati in fondo, i cosiddetti Schiesser. Subito dietro si muove orizzontalmente, l'albero con 16 bracci, dispoti intorno ad esso a spirale, in modo che ogni braccio possa sollevare il suo Schiesser. I covoni venivano distesi sul grande disco, in modo che le spighe venissero a trovarsi sotto i pestelli. Bastava voltarli e rimuoverli con una forca, il resto lo faceva la forza dell'acqua. In queste valli i mestieri erano antichi quanto i loro primi abitatori. La semina delle "care sementi", come dicevano i nostri vecchi, secondo l'ordinamento familiare tradizionale era, fino all'inizio dell'impiego delle macchine, cosa riservata al pater familias e veniva fatta tutta a mano. A seconda delle zone venivano utilizzati o l'apposito mastello fatto dal bottaio o il cestello da semina fatto di rametti di pino fittamente intrecciati per trasportare le sementi. Nel solaio del fienile  si trova una collezione di attrezzi importanti per la lavorazione del legno. In un'epoca di costruzioni in legno il carpentiere era un artigiano importante e rispettato, che creava l'ossatura dei tetti, porte e portoni ed artistiche costruzioni in legno di ogni tipo. Come per tutti gli artigiani lo "scarpero" (calzolaio), ciabattino che lavorava in una bottega fissa e lo "scarpero" ambulante che andava di casa in casa (Storschuster). Per completare un paio di scarpe nuove un buon calzolaio, allora, impiegava una giornata lavorativa, circa 12 ore. Poi c'era l'arrotino ambulante con la sua "officina" portatile a percorrere le strade a offrire i suoi servigi. Andando avanti nella nostra visita si arriva, attraversando quello che una volta era l'orto destinato a rifornire la cucina del "Mar am Hof", uno spazio di circa tre ettari sul quale, secondo il filo logico storico sociale, caratteristico di questo museo, sono conservati una moltitudine di oggetti. Il compito principale di questo museo è però il mostrare come erano fatte le case e dove abiatavano i nostri antenati oppure come quasti si procuravano il cibo quotidianamente e tutto ciò che occorreva per il loro sostentamento. Tutto è ben disposto intorno, case, fienili, abitazioni, mulino e forno. Alcune costruzioni come il fienile costruito su pali veniva adibito anche a deposito di cereali. I pali venivano intagliati a spirale, essenzialmente per impedire ai topi di arrampicarvisisi. Sotto gli spioventi venivano spesso costruiti dei balconi che si utilizzavano  poi come essiccatoi. Il granaio, che quì è perfettamente ricostruito, può considerarsi uno dei più antichi lavori di tutte le Alpi Orientali. Sopra la sua porta sono state altresì intagliate la data di costruzione, 1497 e una croce. Di particolare interesse è un fabbricato rustico dedicato al deposito del foraggio, costruito a blocchi con un tetto ricoperto di "scandole" a più strati ( le scandole sono delle listelle di legno ottenute spaccando con una accetta tronchi  ottenendone delle vere e proprie tegole ). A piano terra degli edifici, solitamente sono sistemate le stalle con un atrio. Sopra queste , al secondo piano, il locale è adibito a vero e proprio fienile Il terzo piano, invece, è utilizzato come deposito di grano. Tra le case spicca una grande fontana in legno, chiamata anche semplicemente "trogolo". Era l'unico posto dove si poteva attingere l'acqua in tutto il maso. Quì si abbeverava il bestiame e la gente veniva a lavarsi. Accanto alla fontana di solito si costruiva un focolare che si accendeva solo in caso che occorresse grandi quantità di acqua bollente per lavare la biancheria ( la biancheria veniva mescolata con lasciva di cenere e bruschinata e bollita e dopo l'aggiunta di turchinetto veniva risciacquata ). Si utilizzava per fare il bagno alle pecore prima della tosatura oppure per scottare e toglere le setole al maiale macellato e per altre eventuali grandi pulizie. Si dice che lo scalpellino abbia ricevuto, per il suo lavoro di intaglio, il valore corrispondente a tre capre e che ci siano voluti 80 uomini per trascinare il trogolo fin dentro il maso.

 

La cantina
 

Il medico contadino
 


La costruzione più importante è la casa adibita ad abitazione, chiamata anche casa con focolare. L'edificio ha un tetto piatto a due spioventi, in cima la campana, è posto su uno zoccolo in muratura e non ha locali interrati. Un corridoio determina la distribuzione dei locali: verso valle, la cucina, cameretta e Stube, l'unico locale che si poteva riscaldare senza fumo (Il fumo poteva essere limitato preparando della buona legna secca, ma non eliminato del tutto, perchè questp era influenzato dal tempo, dalla pressione dell'aria, dal vento o dal sole che batteva sul camino ). A monte veniva sistemata la dispensa e la cantina. Al piano superiore trovavano posto le camere dei padroni e dei familiari. C'era anche un angolo dedicato al Signore, con un altare, davanti al quale si recitavano le preghiere ed il rosario serale. Accanto alla porta della stube, non manca mai un'acquasantiera, per lo più di stagno o di vetro, ma sempre di produzione locale. Quelle di maiolica venivano portate da Belluno e Feltre da mercanti girovaghi. All'acquasanta e al sale benedetto si attribuivano fin dall'antichità una funzione purificatrice e protettiva dagli spiriti maligni. In passato il contadino pregava ogni giorno con fervore e lavorava molto assiduamente per ottenere il pane quotidiano. Quasi ogni maso. tendente all'autarchia aveva un propri forno all'esterno della casa e faceva il pane in gran quantità solo due o tre volte all'anno. In molti casi la provvista di cereali non durava fino al raccolto successivo e quindi anche il pane scarseggiava; quel "dono di Dio" veniva grandemente apprezzato e se ne faceva un uso parsimonioso. Il pane fresco e morbido era considerata una ghiottoneria; il pane bianco si mangiava alle grandi feste o lo si portava in dono alle puerpere o ai malati all'ospedale. Quando la farina di cereali scarseggiava in tavola la si mescolava con quella di fagioli o di castagne o con fecola di patate. Visitando il museo si incontrano anche delle grosse rastrelliere di forme e dimensioni diverse, ma sempre con lo stesso scopo quello di completare la maturazione dei cereali e di farli seccare prima della trebbiatura. Più in là c'è la casa dei contadini, maso Trattman ( 1594 ) a tre piani, sotterraneo in muratura (cantina e stalla), la parte abitata costruita con tronchi a blocco. Quella riprodotta quì nel museo, è originaria della Val Sarentino. C'è poi un fienile con una copertura particolare, col tetto acuto coperto interamente paglia. Una volta queste costruzioni erano diffuse in vaste zone con coltivazione di segale; ora in tutta la vallata ne sono rimaste appena una quarantina.

 

Il fienile
 

La casa con focolare
 

 

 

In questo luogo è rappresentato quindi il modo di vivere dei coloni,tutto questo racchiuso in un piccolo maso, adibito ad abitazione e ad attività rurali riunite, con l'aggiunta di una stalla e un fienile per un modesto allevamento di bestiame. E' presente una o due mucche, un paio di capre e delle galline per meglio rendere l'idea di maso. Sopra la stalla di solito si costruiva un ripostiglio sporgente, che serviva per mettere ad essiccare erbe e bacche. Sotto l'abitazione, sempre c'era un'officina da carraio. L'ingresso di questa che stiamo osservando, è ad angolo ed è in muratura come la cucina con un bel soffitto a volta. Fra un edificio e l'altro sono stati innalzati degli steccati, interamente in legno, e con legacci in legno su modelli dei nostri antichi recinti di un tempo e non è raro trovarli oggi in qualche valle montana. Più in la, in disparte dalle case è stata costruita una gramola. Molto spesso, queste erano delle grosse buche murate, dove veniva tostato e gramolato il lino, un lavoro che veniva svolto nel tardo autunno. Il locale attiguo contiene molti arnesi, perfettamente funzionanti, adatti a raspare, maciullare e taglizzare gli oggetti. Più in là si può visitare un vero mulino, perfettamente funzionante. Fin dai tempi antichi si era imparato ad usare la forza dell'acqua, per lavorare i tronchi ( segherie automatiche ) e per  muovere le pesanti macine utilizzate per macinare il grano. Qualche mulino, era diviso in due parti e aveva quindi due grosse ruote mosse dalla forza dell'acqua. Da una parte c'era la pietra che, girando nel trogolo, serviva a sbucciare l'orzo dai gusci o a muovere il pestello utilizzato per schiacciare i semi di lino. Questa forma di pestello era usato anche per follare il "loden", per la pilatura e per sminuzzare ossa. Quì comunque è rappresentato solo il più diffuso mulino del territorio alpino quello detto mulino a blocco. Le macine si ottenevano da svariate pietre; le migliori si fabbricavano a Sesto in pusteria, scalpellandole dal verrucano, un agglomerato di porfido quarzifero e di calcare scisto e cristallino. Avevano un diametro di 140 cm circa, e si vendevano per tutto il Tirolo e persino nel Veneto. Il mulino riproposto quì e quello detto a ritrècine, assai rara, cioè con la ruota a palette calettata direttamente alla macina, mossa dal getto d'acqua portato orizzontalmente. Si possono altresì notare delle bellissime arnie, nell'antichità il miele delle api, in certe zone era l'unico dolcificante utilizzato e le popolazioni indicate, paraticavano l'apicultura nel bosco. Nei tronchi di robusti alberi venivano paraticati delle cavità e poi chiuse con una tavola dotatta di un foro d'ingresso. In epoche più recenti venivano adoperati interi tronchi svuotati, come contenitori degli sciami. Senplici ripari, cornici di paglia e cestoni di paglia intrecciata venivano adoperati come alveari. Secondo la credenza di allora sembra che le api siano in grado di distinguere le parsone buone da quelle cattive e addirittura di annunciare la morte del padrone di casa. Il tempo è inclemente (incomincia piovere forte e noi siamo anche senza ombrello ) ci costringe a rimanere per un bel pò sotto un portico ad osservare gli animali che gironzolano in un recinto. L'acqua non accenna minimamente a smettere e noi coraggiosamente ci dirigiamo verso la macchinea parcheggiata poco distante e, ripromettendoci di ritornare ci avviamo verso Trento. Promettiamo di tornere perchè dobbiamo approfondire , con un'ulteriore visita di almeno una giornata, la parte museale della casa del padrone e per poter riportare in successive pagine web le foto dei numerosissimi oggetti in essa gelosamente conservati.

 

Altri musei da visitare se vi trovaste da queste parti : il MUSEUM LADIN ( natura e cultura delle Dolomiti ),il museo provinciale della caccia nel castello WOLFSTLUM e infine il museo ENOLOGICO Sudtirolese.

 

 

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