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GITA NELLA VAL DI NON 10  - SETTEMBRE 2004 

iin Trentino

La Basilica dei Santi Martiri anauniensi

   
 

 

 

Ritornando indietro sulla strada principale ci indirizziamo verso le case di Banco. Sulla chiesetta gotica di Sant'Antonio Abate vi è rimasto ancora qualche affresco. Da banco si può raggiungere il lago attraverso una strada oramai mozza che una volta congiungeva Banco a Revò - i resti di questa « strada dei regai » affiorano ancora a livelli di minima del lago. Oggi qui si trova un piccolo ristoro e un noleggio barche. Continuando sulla strada, vediamo il paese di Casez situato un po' più in alto è ricco di edifici di aspetto nobiliare. Un tempo , quì, famiglie come i de Concini o i de Bertoldi o i de Manincor si costruirono le loro dimore signorili, una delle quali, situata al lato della piazza principale, merita ancora oggi il nome di «castello». Da notare una torre mozza, la merlatura e le belle bifore che danno alla casa un aspetto singolare. Le altre case di aspetto signorile con le mura merlate e gli affreschi sulle facciate si vedono anche dall'altro lato della piazza risalendo la lieve china. Una facciata verso nord porta due belle bifore, una sopra l'altra e sul portone d'ingresso immancabile, lo stemma di un vescovo. Probabilmente era la dimora di uno dei tanti vescovi ospiti del Concilio di Trento. Dalla strada, si nota anche una villa isolata su un costone verso sud (una volta de Manincor) rimaneggiata «a castello» nel secolo scorso. Dopo aver superato un altro, piccolo burrone sbocchiamo finalmente sulla strada della Mendola, che in direzione sud ci porta direttamente alla città di Sanzeno, proprio il luogo in cui siamo diretti oggi pomeriggio. Questo luogo ha conservato un ché di venerabile, da quando qui i primi martiri della valle dovettero lasciare la loro giovane vita e anche perché in memoria loro qui è stata eretta una delle più belle chiese del Trentino. Il nome «Sanzeno» infatti non ha nulla a che fare con il Santo di Verona, ma non è altro che una derivazione del nome «San Sisinio», il maggiore dei tre martiri provenienti dalla Cappadocia ( Turchia ). Insieme con i suoi compagni Martirio e Alessandro venne qui ucciso dai valligiani e arso su un rogo costruito con le travi della primitiva chiesa cristiana da loro costruita. Una descrizione dettagliata di questi fatti la dobbiamo a San Vigilio, allora vescovo di Trento, che nel 397 redasse una lettera al vescovo di Milano Simpliciano ( succeduto a S.Ambrogio ) e un'altra a quello di Bisanzio Giovanni Grisostomo, lettere che sono venute fino a noi. Essendo a quei tempi il cristianesimo già religione ufficiale di stato, l'Imperatore Onorio fece condannare a morte gli autori del delitto, ma per intercessione di San Vigilio vennero graziati. Questo suo gesto magnanimo avrebbe poi contribuito molto alla cristianizzazione della Valle di Non. La basilica dei martiri è posta su un terrazzo all'estremo sud dell'abitato; il suo campanile duecentesco, visibile da molti punti della valle, è per fortuna sopravvissuto ai vari rimaneggiamenti della chiesa. Già San Vigilio, dopo la strage del 397 aveva fatto erigere al posto della chiesa in legno, allora distrutta, un nuovo edificio. Ai primi del 13° secolo la chiesa fu notevolmente ingrandita e qualche elemento scultorio, come l'architrave e forse qualche colonna, furono poi impiegati per l'eremo di San Romedio Furono poi i vescovi Giovanni Hinderbach e i suoi successori Ulrico di Freundsberg e Cristoforo Madruzzo a trasformare la basilica nelle sue odierne forme il portale del 1542 è una combinazione un po' ingannevole di elementi romanici, gotici e rinascimentali; la sua parte più antica è senz'altro l'architrave con figurazione di uva e di pampini, derivante dalla primitiva chiesa. Anche l'interno spazioso di aria solenne presenta questa combinazione fra gotico e rinascimento, così tipica per molte chiese del Trentino. La grande pala dell'altar maggiore è opera di Gian Battista Lampi Gli intarsi della predella all'altar maggiore rappresentano il martirio dei tre missionari e la distruzione della prima chiesa. Dalla navata destra si sale per qualche gradino nella capella laterale, resto architettonico del '200. Nel sarcofago elevato al centro del locale vi sono conservate le ossa dei tre martiri, trovate nel 1472 sotto il pavimento dell'antica cripta; portate allora a Milano, furono riportate in solenne funzione alla sede primitiva nel 1927. Alle pareti laterali sono conservati affreschi del 13° secolo, rappresentanti i dodici apostoli e qualche quadro di mesi. La festa liturgica dei tre Martiri è celebrata il 29 maggio, giorno storico del loro olocausto.

 

 

Le foto scattate nei pressi della cattedrale quel pomeriggio - cliccandoci sopra  si ingrandiscono

 La Strage degli innocenti si compì come detto in Anaunia tra il 28 e il 29 maggio del 397. Le vittime furono tre missionari stranieri, tre extracomunitari si direbbe oggi. E cioè: Sisinio, forse di nazionalità greca, più probabilmente nativo della Cappadocia ( Turchia ); Martirio, ex graduato dell'esercito e suo fratello Alessandro. Questi ultimi due erano originari, si crede, dell'Asia minore. La strage è narrata in due lettere scritte in periodi successivi da San vigilio (388-400). Questi informò direttamente il Patriarca di Costantinopoli San Giovanni Gristomo (398-407), dalle cui terre erano giunti i tre missionari, ed il vescovo di Milano, San Simpliciano (397-400), successore di San Ambrogio (morto un mese prima del tragico fatto di sangue), il quale a sua volta, aveva inviato a Trento i tre Leviti. Stando alle due lettere, il triplice omicidio sarebbe avvenuto così: il 28 maggio, alla vigilia di un sacrificio agli dei, per propiziare la fertilità dei campi, alcuni uomini dell'antica comunità di Metho o Mella ( forse l'attuale Sanzeno) si presentarono in una famiglia da poco convertitasi al Cristianesimo; senza tanti preamboli chiesero una capra da sacrificare a Saturno anche perchè nella rotazione dei sacrifici, toccava proprio a quella famiglia onorare l'impegno. La capra non fu consegnata, in difesa di questi nuovi cristiani nel frattempo erano giunti i tre missionari, i quali, da due anni e con il denaro di Sisinio avevano costruita nella zona una cappella ed un ospizio. Il diniego non andò a genio ai pagani i quali pretesero a quel punto la capra e pure la partecipazione al sacrificio dei tre stranieri. Scoppiò un diverbio, volarono parole grosse e Sisinio, colpito alla testa da una mannaia, cadde a terra in un lago di sangue. Martirio e Alessandro, per evitare che il loro amico fosse straziato dagli anauniensi inferociti, trascinarono il corpo di Sisinio all'interno dell'ospizio e sprangarono la porta. La notte passò con Sisinio agonizzante e i due amici a vegliarlo. Il giorno seguente i pagani, che nel frattempo avevano ottenuto rinforzi, sfondarono la porta del rifugio, buttarono giù dal letto il moribondo e lo finirono. Martirio che aveva cercato riparo nell'orto subì la stessa sorte. Alessandro, a sua volta, catturato e legato ai cadaveri dei suoi compagni, fu trascinato fin davanti la statua del dio pagano e bruciato vivo sul rogo. Scrive San Vigilio al vescovo di Milano, San Simpliciano: " In verità il corpo dei primi due fu trascinato esanime, il terzo invece, poichè era di vita più resistente, ebbe una pena più crudele; infatti da vivo fu spettatore delle proprie esequie. Con le stesse travi e tavole del tetto della chiesa fu preparato un rogo. Questa la fiamma che avvolse i tre martiri ". Raccontano gli "Atti di San Vigilio" che il vescovo " preso da ispirazione, subito si precipitò in Anaunia raccolse i resti carbonizzati in bianche lenzuola e riportatili a Trento li depose con amore nella basilica che egli stesso aveva fatto costruire.

continua>>>

 

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